Discanto

Una spontanea rottura di simmetria

Archive for January, 2010

Macchina

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Luca Sofri è andato a vedere l’anteprima del nuovo film di Muccino, “Baciami ancora”:

Il tema fondamentale del film è il rapporto dei trentenni italiani con le portiere della macchine. Per tutto il film avrò contato più di trenta scene di gente che sale sulla macchina, scende dalla macchina, sta ferma dentro la macchina, discute nella macchina, chiude la macchina, litiga nella macchina, fugge in macchina, sgomma in macchina, piange in macchina, sta lì senza far niente nella macchina. Poi ci sono anche delle scene in cui si vedono delle macchine.

Written by Fabio

January 27th, 2010 at 2:26 pm

Vorrei abbonarmi

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(immagine da Friendfeed)

Written by Fabio

January 21st, 2010 at 2:27 pm

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Santa Lucia

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Il Corriere della Sera oggi pubblica una lettera al direttore di due genitori. La figlia di questi genitori è in cura presso l’Istituto Fondazione Santa Lucia, uno dei centri all’avanguardia in Italia per la cura degli handicap neuromotori, anche se poco noto ai romani stessi. La Regione Lazio, per ridurre la spesa sanitaria vorrebbe chiuderlo.

Credo che sia il caso di riprendere e pubblicare quella lettera.

Caro direttore, siamo i genitori di una bambina di nove anni gravemente disabile e riteniamo doveroso segnalare una situazione gravissima e paradossale che riguarda il diritto alla salute di nostra figlia, oltre che di altri 150 bambini. Quando abbiamo appreso dai medici la notizia della patologia di nostra figlia, non sapevamo esattamente quello che ci aspettava ma avevamo la consapevolezza di dover intraprendere una strada lunga e molto difficile. Essere genitori è un’esperienza alla quale nessun genitore, anche se ha letto manuali sull’argomento, può dirsi preparato. Essere genitori di un figlio disabile è un’esperienza unica e sconvolgente che ti obbliga a programmare in modo diverso la tua vita e a cambiare i tuoi punti di vista. E così è accaduto anche a noi: abbiamo riorganizzato la nostra vita in funzione di nostra figlia, vivendo giorno per giorno le difficoltà, le gioie e i tanti piccoli progressi che lei quotidianamente raggiunge.

Non abbiamo mai cercato di «guarire» la nostra bambina ma, senza rassegnarci di fronte alle sue enormi difficoltà, ci siamo impegnati nell’assicurarle le migliori cure e i migliori trattamenti riabilitativi. Non abbiamo ceduto all’illusione di ricette «miracolose», di terapie veloci e risolutive, di viaggi della speranza all’estero: crediamo nello svolgimento costante e quotidiano di varie attività in cui nostra figlia fin dall’inizio della sua vita è stata sempre impegnata, e noi con lei. Oggi la nostra bambina frequenta tutti i giorni la scuola elementare pubblica, si relaziona con gli altri e ha tanti amici. È serena, sta crescendo e cerca di trovare le risorse per diventare una persona inserita a pieno titolo nella società. Questo percorso non sarebbe stato possibile se nostra figlia, fin dai suoi primi mesi di vita, oltre ad avere l’aiuto e l’impegno della sua famiglia, non fosse stata inserita in un progetto riabilitativo globale presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma, dove ha trovato medici e terapisti di grande professionalità e qualità umane. Purtroppo da qualche giorno abbiamo appreso che questo percorso potrebbe essere improvvisamente interrotto, sia per nostra figlia che per almeno 150 altri bambini con disabilità più o meno gravi. Sono infatti sopraggiunte difficoltà finanziarie della Fondazione Santa Lucia che non consentirebbero la prosecuzione delle attuali prestazioni erogate ai bambini, in regime di convenzione con la Regione Lazio.

Tali prestazioni, che comprendono terapie motorie, cognitive, respiratorie, logopediche, occupazionali nonché assistenza medica specialistica (neuropsichiatrica e fisiatrica), non potrebbero essere attualmente assicurate da nessun’altra struttura pubblica o privata nel Lazio, strutture nelle quali, peraltro, le liste di attesa arrivano ad essere anche di un anno. Pertanto, tutta la fatica, il lavoro e l’impegno di noi genitori e degli operatori sanitari che si sono negli anni succeduti per assicurare a nostra figlia le terapie e l’assistenza più adeguate sarebbero vanificati da questioni economiche e politiche nel merito delle quali non abbiamo nessun interesse ad entrare. Al riguardo dobbiamo sottolineare che un bambino disabile ha necessità, e soprattutto diritto, a prestazioni a carattere continuativo, senza interruzioni, e che una sospensione del trattamento riabilitativo determina danni gravi ed irreparabili, con sicura regressione rispetto ai progressi raggiunti con il lavoro di anni. Vogliamo porre all’attenzione di tutti, ed in particolare del governo e delle istituzioni competenti, la gravità e l’assurdità della situazione venutasi a creare per cui un ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione, riconosciuto per legge, e che rappresenta nel sistema sanitario regionale e nazionale un centro di eccellenza dove si assicurano ai pazienti, sia adulti che bambini, prestazioni di alta qualità riabilitativa, possa rischiare la chiusura. Tutto questo considerando anche la situazione della Sanità in Italia, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud, caratterizzata da inefficienze, gravi incompetenze professionali e sprechi di ogni tipo. Vorremmo che venisse tutelato e garantito il diritto costituzionale alla salute di nostra figlia e degli altri bambini che come lei hanno bisogno di aiuto per poter sperare in una vita migliore di quella che si prospettava quando sono nati.

Paolo e Maria Luisa Massimi

Update: buone notizie. Pare che non chiuda.

Written by Fabio

January 21st, 2010 at 10:30 am

Il jazz fa schifo

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C’è un parco a Roma. A Roma i parchi si chiamano ville. La villa che sta vicino alla casa dove sono cresciuta si chiama Villa Celimontana. La conoscono bene quelli che si sposano da quelle parti (ché è sempre pieno di spose a farsi le fotografie) e quelli che andavano a sbavare per le ragazzine di “Non è la Rai” (ché lì dietro ci sono gli studi di canale 5). Per quanto riguarda me, è il posto dove da bambino mi portava mio nonno a giocare, è il posto dove mi sono andato a divertire con gli amici a giocare a pallone ed è il posto sui cui prati ho preparato l’esame di maturità. Per un altro po’ di gente di Roma è il posto dove nelle ultimi estati si svolgeva un bel festival di musica jazz. Bello, molto bello. Ci sono andato parecchie volte anche io, specie nelle prime edizioni. Poi, negli ultimi anni, sembrava più un ristorante all’aperto con annesso pianobar che altro. Più rumore di forchette che scale blues. Più fighetteria che gente appassionata di musica. Insomma, negli ultimi anni mi piaceva un po’ di meno. Ma sai, quando uno invecchia inacidisce e poi “il primo disco era sempre il migliore”.

Villa Celimontana è tornata sui giornali in questi giorni. Io da qualche tempo non abito più lì vicino ma a quei prati ci sono davvero tanto affezionato. Insomma, dicevo che è tornata sui giornali perché questo inverno ci hanno costruito un capannone lì dove d’estate c’erano gli spazi del festival jazz. Ora leggo che questo capannone dopo un sacco di richieste verrà tolto. In compenso, il festival del jazz diverrà una roba permanente, e costerà un po’ di spazio verde. Seicento metri quadrati. Mica tanta roba, in fondo, ma abbastanza da darmi fastidio. Perché a occhio (potrei sbagliarmi, ma anche no) quello spazio sarà sacrificato più che per una festa della musica, per una festa dei commercianti, degli agitatori di forchette. Mi innervosisce il fatto che, a quanto ho capito (ma spero di sbagliarmi) questo spazio verrà “regalato” all’attuale gestore del festival del jazz, che è anche il padrone di uno dei locali dove si ascolta musica a Roma, che è anche notoriamente vicino ad ambienti della destra romana. Sono infastidito, perché mi pare che anziché aumentare gli spazi verdi si stia facendo di tutto per demolire quelli che già esistono, compreso il giardinetto di via Claudia, ormai abbandonato a sé stesso. Mi innervosisce tutto questo perché non vorrei che un giorno villa Celimontana facesse la fine del bosco di Gioia.

Insomma, vorrei che i bambini giocassero ancora sotto quei pini, che ci fosse ancora qualcuno infrattato a pomiciare nei viottoli meno battuti e un po’ di ragazzi a cazzeggiare sulla quella discesona di prato. Ché in fondo, a volte, perfino gli accordi stonati di una “Canzone del sole” possono suonare molto meglio di un Cole Porter.

Written by Fabio

January 17th, 2010 at 5:46 pm

Deformazioni professionali

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“Scusa, ma tu non puoi vedere la Fisica in tutto ciò che ti accade o ti circonda!”

“E invece sì.”

Written by Fabio

January 12th, 2010 at 11:04 am

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Sconsigli per gli acquisti

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Da quello che ho imparato oggi, se non hai una carta di credito non puoi farti un abbonamento con iphone in comodato d’uso.

No carta di credito, no iphone.

Written by Fabio

January 8th, 2010 at 5:23 pm

Inflazione percepita

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Dicono che l’inflazione in Italia non è mai stata così bassa.

Intanto, però, al bar dove pranzo hanno aumentato di 0.50 i secondi piatti.

Written by Fabio

January 4th, 2010 at 6:55 pm

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Toponomastica

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Quello che segue è un articolo di Giovanni Bachelet comparso su Facebook. Siccome se ne condivide il merito e visto che, sebbene già inviato a L’Unità e Libertà e Giustizia non sia stato pubblicato (forse sono in vacanza), ne dò diffusione secondo le mie (piccole) possibilità.

Non intitoliamo una via a Craxi
di Giovanni Bachelet, 30 dicembre 2009

Disapprovo chi spiega al Presidente della Repubblica quel che deve o non deve fare, o attacca morti che non possono replicare. Aborrisco lo stile col quale è partito il dibattito sulla via da intitolare a Craxi. L’intervento di Cotroneo nella rubrica “Undicietrenta” del 30 novembre, però, attirerebbe nella mischia anche i piú tranquilli. E’ vero, D’Alema e Veltroni (anche Fassino nel libro “Per passione”) hanno sentito il bisogno di affermare che Craxi fu leader e statista. Sentono forse il dovere di una riparazione. Finché era vivo, dicevano infatti peste e corna di Craxi: non solo per quel che non mi piaceva, come la rottura dell’unità nazionale dopo la morte di Moro, la strizzata d’occhio a Mitterrand perché proteggesse i terroristi nostrani, il decreto salva-Berlusconi del 1984-85, e, alla fine, la fuga in Tunisia; ma anche per quel che mi convinceva, come il sogno di un grande partito socialista autonomo dai comunisti o il referendum sulla scala mobile. Ridurre però l’Italia agli ex comunisti, ai leghisti e a Di Pietro, sostenendo che solo a questi ultimi appare inopportuna una via intitolata a Craxi, è far torto a molti. All’inizio guardavano con ammirazione alla sua politica giornalisti di destra come Montanelli e di sinistra come Tobagi, sindacalisti cristiani come Carniti e, con loro, non pochi simpatizzanti del centrosinistra. Quanti però fecero in tempo a seguire la parabola di Craxi dal Midas al CAF, rimasero in maggioranza delusi, se non addirittura costernati, dalla piega che la politica, l’economia e l’intreccio fra politica e affari avevano preso su scala nazionale, a cominciare proprio da Milano. Questi socialisti, democratici e liberali delusi non riescono ancora a capacitarsi che Craxi, alto rappresentante delle istituzioni repubblicane, si sia sottratto al giudizio cui era stato rinviato. Intitolargli una strada, al di là delle intenzioni, a loro suggerirebbe che bene ha fatto Craxi a fuggire ad Hammamet; che male hanno fatto Andreotti e Forlani a subire con umiltà e sofferenza il destino di ogni Italiano rinviato a giudizio; che, infine, bene fa chi oggi, al governo, preannunzia che non si dimetterà nemmeno se condannato da un tribunale. Intendiamoci, una minoranza di Italiani pensa che Craxi ieri e Berlusconi oggi siano perseguitati; e magari la Moratti, con scelta volutamente controversa, intende rappresentare questa minoranza. Ma non c’è bisogno di essere leghisti o seguaci di Di Pietro, e tanto meno barbari, per avere piú di una perplessità: basta amare la Costituzione e particolarmente il suo articolo 3, o almeno essere convinti che lo scopo di una nuova via sia di unire gli animi e non di dividerli.

(update: l’articolo è stato pubblicato oggi, 4 gennaio, su L’Unità)

Written by Fabio

January 2nd, 2010 at 10:50 am

Si fa così

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Lo splendido saluto di Matteo Bordone dopo 10 anni di lavoro in Rai.

Alcuni di quelli che ho conosciuto alla RAI mi hanno insegnato tante cose. Di alcuni sono diventato amico. Altri mi hanno fatto girare le balle, ma poi mi è passata sempre. A tutti, e alla RAI stessa, dico semplicemente grazie dal profondo del cuore. I miei genitori mi hanno insegnato che si fa così.

Written by Fabio

January 1st, 2010 at 10:15 pm

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