Archive for the ‘Bloc notes’ Category
Non dimentichiamo il Pakistan
Magari non tutti hanno mai sentito piangere un bambino che ha fame.
Magari non tutti sanno che si sta così, di questi tempi, in Pakistan.
AIUTO ALLE POPOLAZIONI - In soccorso alle popolazioni pachistane alluvionate la Croce Rossa Italiana ha avviato una campagna per la raccolta fondi con un sms solidale. Per donare 2 euro alla «Pro Emergenza Pakistan» è possibile inviare un SMS da numeri TIM, Vodafone, Wind, 3, da rete fissa Telecom Italia al numero 45509. La Croce Rossa Italiana ha attivato altre modalità: dal sito www.cri.it donazione online causale «Pro emergenza Pakistan»; bonifico bancario causale «Pro emergenza Pakistan» IBAN IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020. I contributi raccolti dalla CRI saranno impiegati a sostegno delle attività di assistenza alle popolazioni pakistane in stretta collaborazione con la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa Pakistana.
Per sostenere inoltre le cinque organizzazioni non governative di Agire impegnate nella risposta all’emergenza in Pakistan (ActionAid, Cesvi, Intersos, Save the Children e Vis), è stato lanciato un appello urgente di raccolta fondi cui si può rispondere inviando – da cellulari TIM, Vodafone, Tre, Noverca e CoopVoce – un SMS da 2 euro al 45504, o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia.
Hanno vinto
E’ pomeriggio e finalmente un po’ si respira. Il tempo adatto per farsi una pennica.
Anche il piccolo uomo di là sta dormendo.
Mi metto sul divano. Quasi dormo.
Un auto si ferma sotto casa. E’ una BMW di grossa cilindrata.
Suona il clacson. Due volte. Impossibile non sentirlo. Già era successo. Lo fa per chiamare un suo amico che abita nel palazzo di fronte. Siamo nell’era dei cellulari? E allora no: due colpi di clacson. Fortissimi.
Mi affaccio. Lo guardo.
Intanto lui scende dall’auto e dà un’occhiata alla carrozzeria. Di un’auto che varrà almeno il doppio della mia.
Ho l’impulso di urlare. Anche di scendere e di dargli un sacco di botte, sapendo che ne prenderei almeno il doppio.
Non è italiano, anche se l’auto che ha è targata Bologna. La mia invece no.
Torno ha stendermi sul letto, mi sento razzista e so che comunque ha vinto lui.
Free falling
Ben Rector. Uno da tenere d’occhio. E ha pure un blog.
Mi ti ricordavo diversa
Fra un paio di giorni le ferie finiscono e si ritorna al Nord. Per vari motivi, fra qui quello economico, quest’anno ho fatto le mie vacanze a Roma, dove ho vissuto fino a un paio di mesi fa prima di trasferirmi a Bologna. Già sapevo che tornando giù nella città natale avrei fatto decine e decine di paragoni “ah, come è buona l’aria qui”, “ah che bel fresco”, etc. etc. Sapevo anche che molti punti sarebbero stati a favore della mia nuova città di elezione. Insomma, le solite cose come il traffico, il fatto che qui si parcheggi in terza fila come niente fosse, le davo per scontate. Insomma, gol facili per una città come Bologna da fare a una come Roma. Però, oltre a questi aspetti ce ne sono stati altri che non avevo notato prima. Ora, io non so se è stato perché era la prima volta che mi aggiravo per Roma e dintorni con un ometto di quattro mesi e mezzo, o se è la prima giunta nera capitolina che sta portando la città verso il baratro, ma mi pare che il livello di degrado a cui si sta arrivando sia ogni giorno un po’ peggiore del giorno prima. Dicevo, lasciamo stare il traffico. Ok. E non parliamo del traffico. Però delle buche mi lasciate dire qualcosa? Del fatto che dove abito, a Ostia, sembra di andare sulle montagne russe, ne vogliamo parlare. No. Ok. Allora parliamo del fatto che sia pressoché impossibile trovare un passaggio per gli handicappati che non sia occupato da un’auto in sosta. Vabbè. Ma come faccio a parlarne io che li uso solo per il passeggino? Che ne parli (e si incazzi) chi ne ha più motivo. Allora vogliamo dire che praticamente le strisce di attraversamento pedonale sono tutte così scolorite che è impossibile far fermare qualcuno per attraversare? No? Devo sempre passare dove sono i semafori? Ok. E poi per andare dove? Nei giardini pubblici in condizioni fatiscenti? In uno stato di abbandono e di degrado da fare schifo? No? Lascio stare. Ok.
Io lascio stare. Non ne voglio parlare. O almeno, non ci voglio pensare più. Tra tre giorni riparto e sarò di nuovo in una città che, fra mille problemi, ha un po’ di rispetto per pedoni, handicappati e bambini. Però vi affido a questo articolo comparso qualche giorno fa su Il Post.
E poi non ci penso più.
Ricordati di me
Ci sono un certo numero di cose di cui in genere è meglio non parlare sui blog e sui social network. Si rischia di fare la figura dei “pesantoni” o comunque di quelli che guardano sempre il bicchiere mezzo vuoto o fanno i tristoni. Quindi, per questi e altri motivi, a volte mi autocensuro e alcune considerazioni me le tengo per me. Anche, magari, per una forma di pudore nei confronti degli estranei, ma anche di quelli che mi stanno vicini.
In questo post parlerò di morte. Se volete potete benissimo fare a meno di leggere. Io scriverò comunque, nella speranza che tirare fuori queste considerazioni mi aiuti a dormire sonni più leggeri.
Dice “sei matto? sei così giovane e pensi alla morte?”. Dico di sì. Mio padre morì che io avevo nove anni e ho pochissime immagini di lui nella mia mente. Mio zio morì a 33 anni, la mia età oggi. Sua figlia quasi non si ricorda più di lui. Io ho 33 anni e sono diventato da poco padre e da qualche giorno non faccio altro che pensare a una cosa. Tutto il bene che gli voglio, tutti i gesti di affetto che nutro per lui, tutte le piccole cose che faccio, se io un giorno non ci fossi più, che fine farebbero? Quanto a lungo si ricorderebbe di me? Penso a queste cose e poi penso a quanto vorrei ricordarmi meglio i gesti di amore che mio padre ha avuto per me. Li cerco nella mia testa e ritrovo il giorno che mi accompagnò a vedere una mostra, il giorno che mi insegnò a scattare una fotografia. Ritrovo anche i giorni in cui si arrabbiava con me e io scappavo a nascondermi nelle braccia di mia madre. E’ poco, è troppo poco per me. Vorrei che ogni attimo restasse per sempre, forse quello che vorrei è che io vivessi per sempre. Ma questo nessuno al mondo può garantirlo a me, alle persone che mi vogliono bene, alle persone che io amo. Insomma, quello che mi tormenta in questi giorni, che invece dovrebbero essere di vacanza, di svago e di serenità, è il fatto che un giorno mio figlio possa non ricordarsi di me.
Vivi ogni momento come fosse l’ultimo, dice qualcuno. Non lo so se è questa la via, forse invece bisognerebbe fare il contrario: vivi ogni istante come se potesse durare per sempre, lascia che non ci sia ieri e non ci sia domani. Vivi ora e vivi a fondo, forse così bisognerebbe fare.
O forse, come diceva quello, “la vita è adesso, il sogno è sempre”.
Al rene non si comanda
Ambulatorio, sabato mattina.
“Buongiorno, devo fare le analisi, ecco qui le prescrizioni”
“Buongiorno. Bene. Ha portato le urine?”
“No, veramente no. Non credevo fossero tra le analisi”
“Sì invece. Beh facciamo così. Ecco la provetta. Il bagno è la seconda porta a sinistra”
…
Facciamo il punto
Dunque: ora siamo a Bologna. Anzi, direi nei dintorni di Bologna. Tra poco ci muoveremo di nuovo per andare nella nostra tana definitiva.
Siamo in un posto dove fa piuttosto caldo e il cielo è bianco. Gli adulti sopportano: vorrebbero piangere ma non lo fanno. Spesso. I bimbi, che sono meglio di noi, quando vogliono piangere, lo fanno.
Il lavoro è un lavoro. Bello, impegnativo e appassionante. Tanto per dire: a lavoro si lavora bene e tanto.
A casa si fa da mangiare, si saltella per intrattenere Fil e poi si dorme. E ci si lava i denti, appena si può. Tempo per fare altro ce n’è ben poco (dove per “altro” si intende “fare la spesa”).
Figuriamoci per scrivere qualcosa sul blog. Tzé.
A me chiudere un blog fa tristezza.
E poi la mia avventura blogghistica è nata in Emilia e non vorrei che qui finisse.
E poi ci sono tutti quelli che dicono “la morte dei blog”, etc. etc.
E poi c’è la libertà di informazione, che passa per i blog, etc. etc.
Facciamo una cosa. Questo blog non chiude. Questo blog si trasforma.
E già si è trasformato parecchie volte. Solo che ora parlerà un po’ meno spesso. Solo quando proprio serve, come sarebbe sempre giusto fare.
Per le chiacchiere vi rimando a Twitter. Lì c’è spazio per poche parole, ogni tanto. Mi trovate lì, se serve.
Qui passateci ogni tanto, magari qualche cambiamento ci sarà.
Ciao,
F.
Certe notti
… cerchi nello spam qualcosa da leggere.
Ahem
Scusate l’assenza prolungata, ma qui, tra un trasloco, un bimbo piccolo e famelico, un matrimonio e un lavoro nuovo.. beh siamo un po’ incasinato.
Ma siamo vivi e stiamo tutti bene. Don’t worry.
Al maraschino
Ma se un giorno io sparissi da tutti i social network, qualcuno si accorgerebbe della mia mancanza?
Ecco: quando uno inizia a farsi queste domande non sta alla frutta. E’ già all’ammazzacaffé.
