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Hanno vinto
E’ pomeriggio e finalmente un po’ si respira. Il tempo adatto per farsi una pennica.
Anche il piccolo uomo di là sta dormendo.
Mi metto sul divano. Quasi dormo.
Un auto si ferma sotto casa. E’ una BMW di grossa cilindrata.
Suona il clacson. Due volte. Impossibile non sentirlo. Già era successo. Lo fa per chiamare un suo amico che abita nel palazzo di fronte. Siamo nell’era dei cellulari? E allora no: due colpi di clacson. Fortissimi.
Mi affaccio. Lo guardo.
Intanto lui scende dall’auto e dà un’occhiata alla carrozzeria. Di un’auto che varrà almeno il doppio della mia.
Ho l’impulso di urlare. Anche di scendere e di dargli un sacco di botte, sapendo che ne prenderei almeno il doppio.
Non è italiano, anche se l’auto che ha è targata Bologna. La mia invece no.
Torno ha stendermi sul letto, mi sento razzista e so che comunque ha vinto lui.
Al rene non si comanda
Ambulatorio, sabato mattina.
“Buongiorno, devo fare le analisi, ecco qui le prescrizioni”
“Buongiorno. Bene. Ha portato le urine?”
“No, veramente no. Non credevo fossero tra le analisi”
“Sì invece. Beh facciamo così. Ecco la provetta. Il bagno è la seconda porta a sinistra”
…
Facciamo il punto
Dunque: ora siamo a Bologna. Anzi, direi nei dintorni di Bologna. Tra poco ci muoveremo di nuovo per andare nella nostra tana definitiva.
Siamo in un posto dove fa piuttosto caldo e il cielo è bianco. Gli adulti sopportano: vorrebbero piangere ma non lo fanno. Spesso. I bimbi, che sono meglio di noi, quando vogliono piangere, lo fanno.
Il lavoro è un lavoro. Bello, impegnativo e appassionante. Tanto per dire: a lavoro si lavora bene e tanto.
A casa si fa da mangiare, si saltella per intrattenere Fil e poi si dorme. E ci si lava i denti, appena si può. Tempo per fare altro ce n’è ben poco (dove per “altro” si intende “fare la spesa”).
Figuriamoci per scrivere qualcosa sul blog. Tzé.
A me chiudere un blog fa tristezza.
E poi la mia avventura blogghistica è nata in Emilia e non vorrei che qui finisse.
E poi ci sono tutti quelli che dicono “la morte dei blog”, etc. etc.
E poi c’è la libertà di informazione, che passa per i blog, etc. etc.
Facciamo una cosa. Questo blog non chiude. Questo blog si trasforma.
E già si è trasformato parecchie volte. Solo che ora parlerà un po’ meno spesso. Solo quando proprio serve, come sarebbe sempre giusto fare.
Per le chiacchiere vi rimando a Twitter. Lì c’è spazio per poche parole, ogni tanto. Mi trovate lì, se serve.
Qui passateci ogni tanto, magari qualche cambiamento ci sarà.
Ciao,
F.
Move on
A giugno si trasloca.
Di nuovo.
Tutti insieme.