Discanto

Una spontanea rottura di simmetria

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Travagli – parte II (le avventure di toro seduto)

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Mi sono sempre chiesto come facciano i bambini nel ventre materno a passare quasi due mesi a testa in giù, in attesa di uscire. Se non stessero scomodi messi sottosopra. Beh, a quanto pare anche l’Erede la pensa così, visto che non si è girato e siamo già quasi fuori tempo massimo. Sta bello bello lì, sedere all’ingiù, zampe all’insù e si diverte a dare capocciate al diaframma materno senza volerne sapere di mettersi nel verso giusto. Insomma, per dirla in termini un tantino più tecnici, è in presentazione podalica. Ora, cosa c’è di male a stare messi così? C’è di male che non è quello il verso giusto per uscire, insomma è come andare nella corsia sbagliata in autostrada. Te la puoi cavare, ma è meglio non provarci. Per il tuo bene (tuo del bimbo) e di chi ti circonda (la mamma). Fino a un po’ di tempo fa (decine di anni fa) ogni tanto ci provavano a far nascere i bimbi in questo modo. Poi si sono resi conto che era meglio adottare la tecnica del lupo del cappuccetto rosso. Meglio il taglio cesareo. Non voglio entrare troppo nell’argomento del taglio cesareo perché ho scoperto che è un argomento delicatissimo e che rischia di suscitare polemiche infuocate quando si vanno a toccare delle corde estremamente intime e personali. Non voglio entrare nel merito della scelta di chi preferisce affrontare un intervento addominale per non affrontare alcune ore di travaglio, anche se forse suggerirei di riflettere che se la Natura ci ha costruiti in un certo modo ci sarà un perché. Mi fermerò asetticamente nel constatare che la letteratura medica e le linee guida delle istituzioni mediche internazionali considerano la posizione podalica (quella a testa in su) indicazione per eseguire un taglio cesareo. E questo probabilmente è un argomento piuttosto noto. Come è forse abbastanza noto che esistono diversi stratagemmi (non mi va di chiamarli metodi) per indurre il bambino a girarsi: agopuntura, moxibustione, omeopatia. Uno di questi l’abbiamo provato anche noi sulla nostra pelle. Anzi, forse bisognerebbe dire sui tessuti della nostra sala da pranzo, visto che l’odore residuo della moxibustione è tanto sgradevole quanto difficile da mandar via. Ma neanche su questi metodi dalla validità più o meno scientifica voglio soffermarmi. Quello su cui mi voglio soffermare è una cosa contenuta all’interno delle linee guida della Regione Lazio in materia di pratica del taglio cesareo. In questo libricino si parla di una cosa che non si conosce tanto in giro e che si chiama “Rivolgimento per manovra esterna” (ECV, external cephalic version) e che è una pratica che viene consigliata per ridurre la quantità di tagli cesarei nelle primipare con feto in presentazione podalica. C’è solo una cosa da sapere ed è che (as far as I know) nel Lazio questa manovra non viene praticata da nessun ospedale. E volete sapere qual è il posto più vicino a Roma dove viene praticata? Firenze e Prato. Ripeto: una pratica che viene raccomandata dalla Regione Lazio non è attuata in alcuna struttura sanitaria della Regione medesima.

Bene, che fanno i nostri eroi? Vanno a Prato. Ovviamente dopo aver consultato tutti i medici a loro disposizione e aver messo all’interno della valigia una buona dose di angoscia.

Con noi la manovra non ha funzionato (la percentuale di riuscita in effetti non è molto alta). Tutto il personale dell’ospedale è stato molto professionale e disponibile e ci ha fornito tutte quante le informazioni di cui avevamo bisogno. La manovra si è svolta in regime di day hospital e sono stati eseguiti controlli sia prima che dopo la manovra e ad Ilaria è stata anche offerta la possibilità di restare per la notte in osservazione, qualora non si fosse sentita abbastanza tranquilla. All’arrivo in ospedale è stato effettuato un monitoraggio, tutte le analisi di routine e un colloquio con la dottoressa che si è occupata di eseguire la manovra. Poi è stato somministrato un farmaco tocolitico, che serve a evitare che si presentino contrazioni e a rilassare i muscoli. Nel nostro caso si è trattato di miolene. Il miolene ha un paio di effetti collaterali: tachicardia e tremore alle mani. La manovra in sé non mi è sembrata piacevolissima dalle espressioni di Ilaria, anzi, tutto il contrario di piacevolissima. Posso dire solo che la dottoressa è stata molto premurosa nello spiegare tutto quello che avveniva e che il tutto avveniva sotto il controllo ecografico. Dopo essersi arresa, la dottoressa ha rimandato Ilaria a riposarsi a letto, non prima aver effettuato un monitoraggio. Nel pomeriggio prima di uscire hanno effettuato un nuovo monitoraggio e un’altra ecografia e ci hanno rimandato via verso le cinque, quando l’effetto del miolene era svanito.

La sera eravamo un po’ agitati, per fortuna una cena all’Osteria da Soldano ci ha aiutato un po’ a rilassarci.

Intanto lui stava lì, sempre seduto e secondo me un po’ sogghignava pure.

Written by Fabio

March 16th, 2010 at 8:18 am

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