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Facciamo il punto
Dunque: ora siamo a Bologna. Anzi, direi nei dintorni di Bologna. Tra poco ci muoveremo di nuovo per andare nella nostra tana definitiva.
Siamo in un posto dove fa piuttosto caldo e il cielo è bianco. Gli adulti sopportano: vorrebbero piangere ma non lo fanno. Spesso. I bimbi, che sono meglio di noi, quando vogliono piangere, lo fanno.
Il lavoro è un lavoro. Bello, impegnativo e appassionante. Tanto per dire: a lavoro si lavora bene e tanto.
A casa si fa da mangiare, si saltella per intrattenere Fil e poi si dorme. E ci si lava i denti, appena si può. Tempo per fare altro ce n’è ben poco (dove per “altro” si intende “fare la spesa”).
Figuriamoci per scrivere qualcosa sul blog. Tzé.
A me chiudere un blog fa tristezza.
E poi la mia avventura blogghistica è nata in Emilia e non vorrei che qui finisse.
E poi ci sono tutti quelli che dicono “la morte dei blog”, etc. etc.
E poi c’è la libertà di informazione, che passa per i blog, etc. etc.
Facciamo una cosa. Questo blog non chiude. Questo blog si trasforma.
E già si è trasformato parecchie volte. Solo che ora parlerà un po’ meno spesso. Solo quando proprio serve, come sarebbe sempre giusto fare.
Per le chiacchiere vi rimando a Twitter. Lì c’è spazio per poche parole, ogni tanto. Mi trovate lì, se serve.
Qui passateci ogni tanto, magari qualche cambiamento ci sarà.
Ciao,
F.
Zibaldone sismico
It was 3.32AM (01.32 GMT, EDT Sunday) when a 6.3-magnitude earthquake struck in Abruzzo, a quake-prone region in the center of Italy, killing 150 people and causing severe damages to several cities. The epicenter was about 70 miles (110 kilometers) northeast of Rome.
Surprisingly, it took one hour and a half for the news to be reported by national television and more than three hours before the main newspapers did the same in their online edition.
In the last several months Friendfeed has started to host a close-knit – albeit small – community of Italian tech bloggers, early adopters in the Italian blogosphere. Maxime, one of them, was the first to report his esperience on the web (he lives in a city nearby that wasn’t affected by the earthquake as dramatically as other cities). The thread quickly reached 150 comments: people used it to give support and to ask each other after friends they couldn’t get in touch with.
Antonella su PostDemocracy
Io e Elena siamo vivi, ma ce la siamo vista bruttissima.
Chiunque di voi possa mettersi in contatto con la Protezione Civile o altro lo faccia e dica loro che ci sono ragazzi sotto le macerie a Roio, via Arco de’ Medici. Io ho chiamato il 115 un paio di volte, quei ragazzi devono venire fuori da lì.
Un disastro. Assurdo.
“Nel caso sabato prossimo iniziasse il turismo terremotato, com’era successo per Marche e Umbria, un paio di cecchini a Lunghezza dovrebbero tornare utili.”
“ha conosciuto tutti i vicini in una volta sola al sisma-party per le strade del quartiere”
Terremoto
Alle 3.32 sono stato svegliato dal terremoto dell’Aquila.
Pochi istanti dopo la notizia era su Twitter e Friendfeed. (ed è stato un bel modo per sentirsi meno da soli)
Un’ora e venti dopo, finalmente, la notizia veniva data sui canali Rai in analogico, a reti unificate.
Update: alle 6.10 nessuna notizia viene ancora data né dalle reti Mediaset, né dall’edizione online del Corriere della Sera.
Asocial 1.0
Oggi ho chiuso il mio account su Twitter e il mio (breve) tentativo di Tumblr.
Ho deciso che era in effetti troppo. In questo momento non ho tante energie e non mi pare il caso di disperderle. Magari così mi verrà ogni tanto da scrivere qualche post qui sul blog. O magari no.
In ogni caso, comunque, romperò un po’ meno le scatole in giro.
please, take a twit
Molto spesso mi chiedono cosa sia Twitter e a cosa serva. Beh, leggete qui.
Sto diventando vecchio
Io lo dico qui, per quello che vale. E cioe’ niente.
A me non piacciono i blog che li apri e a tradimento ti parte una musichetta. Se voglio sentire la musichetta, la faccio partire io. Un giorno di questi vi denuncio tutti alla Siae.
A me non piacciono i blog che sono sommersi di pupazzetti e di immagini qui e la’, ondeggianti in un template incasinatissimo.
A me non piacciono i blog che hanno come unico (ripeto, “unico”) argomento la pallina di laniccia che si e’ formata nel proprio ombelico. Non ci tengo a sapere quante volte al giorno bevete la tisana, o quante volte trombate. O almeno, non solo quello.
A me non piacciono i blog del tipo “oh quanto sono bravo, oh quanto sono bello, oh quanto sono buono”. Credo che al Vaticano abbiano un apposito ufficio per la canonizzazione dei santi.
A me non piace chi usa twitter solo per pubblicizzare i propri post.
A me non piace chi usa twitter solo per chattare con i propri amichetti.
A me non piace chi usa twitter in maniera compulsiva con piu’ di 40 messaggi al giorno.
Si’, e’ vero. Sto invecchiando. E pure male.
Senza livore, eh!
Quello che (al)le agenzie di stampa non dicono, lo dice Twitter.

P.s. tanto per essere chiari: magari e’ un fake, eh…
Scusatelo: e' stanco
Ieri sera ho guardato il programma di Fabio Fazio. C’era il nostro Presidente del Consiglio. Purtroppo tale anche per colpa mia (la prossima volta piuttosto mi mangio la tessera elettorale). Tra le varie cose che mi hanno indispettito c’e’ stata la risposta alla domanda di Fazio: “Perche’ non ha voluto incontrare il Dalai Lama?”, ma di questo ha scritto molto meglio di me (e in perfetta consonanza con quello che pensavo) Luca Sofri.
Poi oggi, siccome sono intrinsecamente masochista, mi sono imbattuto quasi per caso sul Twitter di Romano Prodi. Innanzitutto ho capito che quello che diceva ieri sera non lo pensava davvero. Poverino, sta sicuramente passando un periodo piuttosto difficile. Il suo ultimo segno di vita infatti e’ stato uno “sono stanco” scritto circa un mese fa. Poi Dio solo sa che puo’ essere successo. Le fonti piu’ accreditate lo danno ricoverato in un centro di cura mentre dei suoi cloni girano l’Italia rilasciando interviste e provando a far passare la finanziaria in Senato. Comunque i primi segni di (in)sofferenza si erano gia’ visti a fine settembre, per poi veder torturare i verbi ausiliari a ottobre
e infine lanciare oscure profezie per i primi freddi (l’influenza? lui gia’ sapeva che sarebbe arrivata?).
Ma soprattutto la domanda piu’ inquietante resta una… cosa ci sara’ mai stato nella valigia di Massimo???
Voglio vederti ballare
Io mi sbagliero’ pure, ma voi ce lo vedete il compagno Uolter a ballare?
Asocial twitter
Eccomi infine qui, anche io, a dire due cose su Twitter. Ormai e’ qualche mese che anche io uso questo piccolo giocattolino con cui ogni tanto scrivo due righe su quello che combino. Sono un twitteratore moderato, in genere non vado oltre i 3-4 twits al giorno. Ci sono dei professionisti che sicuramente fanno molto meglio di me con aggiornamenti costanti sul mondo delle pulci che li popolano.
Un post di Mantellini, ieri, mi ha fatto riflettere sulla strana natura di questo mondo (microblogging, lo chiamano certi.. ma allora qualcuno dovrebbe definire meglio il blogging). Mantellini, in poche parole, esprime il suo imbarazzo per avere molti che seguono i suoi twits, mentre lui stesso ne segue al massimo una trentina. Io che ero fra quelli che lo seguivano a un certo punto mi sono domandato se in tutto questo non ci fosse una specie di ficcanasaggine 2.0, insomma se non mi stessi comportando un po’ in maniera invadente. E cosi’ mi sono sentito quasi in dovere di non seguire piu’ i suoi twits, in omaggio a una specie di regola di riservatezza (ma la riservatezza cos’e’ in un mondo come questo?). D’altra parte va detto che c’e’ da registrare, tra i twitteratori, un approccio totalmente diverso. Una buona parte degli utenti di twitter infatti cercano proprio di essere ascoltati dal maggior numero possibile di persone, piu’ o meno come succede con i blog. Non so se si tratti di una forma di autoaccreditarsi, o di cercare di aumentare la propria popolarita’, pero’ c’e’ anche in questo mondo quel meccanismo perverso del “se ti aggiungo ai miei followers, poi tu mi aggiungi cosi’ aumentiamo i contatti”?
Io, da parte mia, alla fine seguo una trentina di persone. Alcune di queste le ho conosciute di persona (anche se alcune di loro magari manco si ricordano, vero?), altre le ho conosciute tramite il loro blog, altre ancora le seguo perche’ parlano di posti che conosco, oppure perche’ scrivono cose che riescono sempre a farmi sorridere. Alcuni di quelli che seguo, a loro volta mi seguono, altri no, magari perche’ sono troppo noioso in cio’ che scrivo. O magari perche’ non si sono neanche accorti (beh, datevi una svegliata) che anche io uso twitter.
Boh, insomma… io non lo so se ho veramente capito come si usa twitter. Magari ancora non sono pronto per il social networking. O magari l’ho capito solo io.
Il che mi fa molto asocial networking.
